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Il segreto sotto la seta


di Membro VIP di Annunci69.it Frokpa
19.05.2026    |    886    |    1 10.0
"L'umidità continuava a colare tra le sue cosce, il desiderio che cresceva con ogni secondo..."
Era un lunedì mattina come tanti altri, almeno in apparenza. Elena si guardò allo specchio del bagno, il cuore che batteva forte mentre osservava ciò che indossava sotto il tailleur grigio perla.

Il cilicio che Marco le aveva consegnato la sera prima era un'opera d'arte oscura: catena di metallo intrecciata con corda di cuoio, progettato per aderire perfettamente alla vita e scendere tra le gambe. Non era doloroso—Marco non avrebbe mai voluto farle male—ma la sua presenza era impossibile da ignorare.

"Lo indosserai domani," aveva ordinato lui con quella voce calma e autorevole che la faceva tremare. "Per tutta la giornata. Voglio che tu pensi a me ad ogni movimento"

La prima ora fu la più difficile. Mentre camminava verso l'ufficio, ogni passo faceva scivolare la catena contro la pelle sensibile. Il metallo freddo contrastava con il calore crescente del suo corpo, mentre il cuoio—più morbido, quasi vellutato—accarezzava e premeva nei punti più intimi.

Seduta alla scrivania, Elena cercò di concentrarsi sui documenti davanti a lei, ma il cilicio le ricordava continuamente la sua presenza. Quando si spostava sulla sedia, la sensazione si intensificava. Il metallo scivolava, il cuoio premeva delicatamente, creando un attrito sottile e costante.

A metà mattina, sentì l'umidità crescere tra le gambe. Il corpo reagiva involontariamente a quella stimolazione continua, e lei non poteva fare nulla per fermarlo. Ogni volta che si alzava per prendere un fascicolo o parlare con un collega, doveva concentrarsi per camminare normalmente, per non far trasparire nulla sul viso.

"Tutto bene, Elena?" chiese Sara, la sua collega, notando il rossore sulle sue guance.

"Sì, solo... un po' di caldo," mentì, stringendo le gambe sotto la scrivania, sentiva il calore dei suoi umori bagnare le mutandine, avvicinò una mano. Era completamente bagnata.

Durante la pausa pranzo, si rifugiò nel bagno. Guardandosi allo specchio, vide i suoi occhi brillare di un'intensità diversa. Sollevò la gonna e osservò i segni leggeri che la catena aveva lasciato sulla pelle—non dolorosi, solo... presenti. Memorie fisiche del controllo di Marco.

Prese il telefono e gli scrisse: *"Non ce la faccio più. Ho bisogno di te."*

La risposta arrivò immediata: *"Resisti. Stasera avrai la tua ricompensa. Alle 19, a casa mia. E vieni ancora indossandolo."*

Le ultime ore furono un tormento dolce. Elena era costantemente eccitata, il corpo in uno stato di tensione che non accennava a diminuire. Il cilicio continuava il suo lavoro silenzioso, scivolando e accarezzando ad ogni movimento.

Quando finalmente uscì dall'ufficio, le gambe le tremavano leggermente. Durante il tragitto in auto verso casa di Marco, ogni buca della strada, ogni frenata, mandava vibrazioni attraverso la catena, i piccoli uncini le pizzicavano la pelle, intensificando sensazioni che ormai le toglievano il respiro.

Arrivò alla porta del loft alle 19 precise. Marco aprì, lo sguardo che la divorò immediatamente.

"Entra," disse semplicemente.

Una volta dentro, lui le girò intorno lentamente. "Mostrami."

Con mani tremanti, Elena si tolse la giacca, poi la camicetta. Quando slacciò la gonna e la lasciò cadere, rivelando il cilicio sulla pelle arrossata e umida, vide gli occhi di Marco oscurarsi.

"Perfetto," mormorò, sfiorando con un dito il percorso della catena. "Hai obbedito. Sei stata una brava ragazza."

Il semplice tocco fu sufficiente a farla gemere. Era così sensibile dopo ore di stimolazione che ogni carezza sembrava amplificata.

"Per favore..." sussurrò.

"Per favore cosa?" chiese lui, sfilandole via il cilicio con movimenti lenti e deliberati.

"Ho bisogno—"

"Lo so di cosa hai bisogno." Marco la baciò profondamente. "E te lo darò. Ma alle mie condizioni."

La condusse in cucina, dove il grande tavolo di legno massiccio dominava la stanza. La superficie era liscia, quasi calda sotto le luci soffuse. Con un gesto della mano, le ordinò di sdraiarsi.

Elena obbedì, il legno solido contro la schiena nuda. Sentì ogni venatura sotto la pelle, ogni centimetro del tavolo che la sosteneva mentre si offriva completamente a lui.

Marco le sollevò le gambe con calma, piegandole e separandole ampiamente. Poi tirò fuori il filo di ferro da carpenteria, rigido e inflessibile.

"Questo ti terrà esattamente dove voglio," spiegò, iniziando a legare con precisione chirurgica. Il filo passava intorno alle caviglie, stringendo quanto bastava per essere sicuro. Poi lo fece passare sotto il tavolo, ancorandolo alle gambe di legno massiccio.

Quando ebbe finito, le gambe di Elena erano completamente immobilizzate—piegate, separate, esposte. Tirò leggermente per testare, ma il filo non cedeva nemmeno di un millimetro. Era vulnerabile e aperta, incapace di chiudere le gambe o di muoversi anche solo di pochi centimetri.

"Le mani restano libere," disse Marco, accarezzandole le braccia. "Puoi fermarmi in qualsiasi momento. Puoi spingermi via. Ma qualcosa mi dice che non lo farai."

Aveva ragione. Elena sentiva la vulnerabilità assoluta di quella posizione—le gambe bloccate, il sesso completamente esposto—ma anche una libertà paradossale. La scelta era sua, sempre. E questo rendeva tutto ancora più intenso.

Marco si posizionò tra le sue gambe legate, osservando con apprezzamento la vista davanti a lui. L'umidità era evidente—gocce che brillavano sulle pieghe gonfie, la pelle arrossata dall'eccitazione.

"Ore di attesa," commentò lui, sfiorando appena con un dito il clitoride tumefatto. "Ore di desiderio. Guarda come brilli per me. Guarda quanto sei bagnata."

Il dito scivolò facilmente tra le pieghe, raccogliendo l'umidità. Marco lo portò alle proprie labbra, assaporando. "Deliziosa."

Elena gemette, le mani che si aggrappavano disperatamente ai bordi del tavolo. La posizione—gambe bloccate, schiena contro il legno, completamente alla sua mercé—la stava portando al limite.

"Per favore," sussurrò. "Non farmi aspettare ancora."

Marco si chinò, il respiro caldo contro la sua pelle ipersensibile. "Ora ti darò esattamente ciò che meriti.

Il primo tocco della sua lingua fu devastante. Dopo ore di stimolazione trattenuta, Elena quasi raggiunse l'orgasmo immediatamente. Ma Marco conosceva il suo corpo ormai—rallentò, ritraendosi proprio quando lei stava per esplodere.

"Non ancora," ordinò, tracciando cerchi pigri con la lingua intorno al clitoride senza mai toccarlo direttamente. "Voglio che tu supplichi."

E così fece. Le parole le uscivano dalla bocca senza filtri mentre lui la tormentava—leccate lente, baci delicati, il respiro caldo che la faceva tremare.

"Ti prego," gemette, cercando di muovere i fianchi ma bloccata dalle legature. "Ti prego, Marco, ho bisogno—"

Lui inserì due dita, curvandole per trovare il punto che la faceva impazzire. Ma quando Elena pensò che finalmente avrebbe potuto venire, Marco si fermò di nuovo.

Si alzò in piedi, il rigonfiamento nei pantaloni inequivocabile. Con movimenti lenti, si slacciò la cintura, poi la zip.

Quando si liberò, Elena sentì la bocca riempirsi di saliva. Lo desiderava, voleva assaggiarlo, voleva rendergli anche solo una frazione del tormento dolce che lui le stava infliggendo.

"Voglio..." sussurrò, la voce roca.

"Cosa vuoi?" chiese lui, accarezzandosi lentamente.

"Voglio leccarti," confessò Elena, senza vergogna ormai. "Per favore, lasciami leccarti. Voglio sentirti in bocca."

Marco sorrise, compiaciuto dalla sua supplica. Si avvicinò al bordo del tavolo, posizionandosi vicino alla sua testa.

Elena allungò il collo, la lingua che usciva istintivamente. Quando finalmente lo raggiunse, leccò lentamente dalla base alla punta, assaporando il sapore salato della sua pelle. Le sue mani libere si sollevarono, afferrandolo, guidandolo verso la propria bocca.

"Così brava," mormorò Marco, mentre lei lo prendeva tra le labbra, succhiando delicatamente. "Guarda come mi desideri."

Elena lo desiderava davvero—la bocca che lavorava con dedizione, le mani che lo accarezzavano, mentre le proprie gambe restavano bloccate e aperte in quella posizione vulnerabile. L'umidità continuava a colare tra le sue cosce, il desiderio che cresceva con ogni secondo.

Marco gemette, lasciandola continuare per qualche minuto prima di ritirarsi delicatamente. "Abbastanza," disse, la voce rauca. "Ora tocca a te."

Tornò tra le sue gambe legate, questa volta con urgenza nuova. La sua bocca trovò il clitoride gonfio, succhiando con decisione mentre le dita penetravano profondamente.

Elena urlò, la schiena che tentava di inarcarsi contro il tavolo. Le mani si persero nei capelli di Marco, guidandolo, spingendolo più vicino.

Lui aumentò il ritmo—la lingua che tracciava cerchi veloci, le dita che si muovevano dentro e fuori con precisione calcolata. Con la mano libera, accarezzò il proprio membro, eccitato dalla vista di Elena completamente abbandonata al piacere.

"Vieni per me," ordinò contro la sua pelle. "Ora, Elena. Voglio sentirti venire sulla mia lingua."

E lei esplose. L'orgasmo la travolse con una forza devastante—il corpo che si contrasse violentemente, tirando contro le legature di filo che la tenevano esposta. Urlò il suo nome, le lacrime che le rigavano le guance per l'intensità accumulata in ore di attesa.

Marco non si fermò, prolungando ogni ondata. La sua lingua continuava a lavorare sul clitoride sensibilissimo, le dita che premevano quel punto interno che la faceva vedere le stelle.

Quando il primo orgasmo iniziò a placarsi, lui la portò subito verso un secondo, poi un terzo. Elena era completamente persa—non sapeva più dove finiva il piacere e dove iniziava il tormento, sapeva solo che non voleva che finisse mai.

Finalmente, quando fu ridotta a un groviglio tremante di nervi sovrastimolati, Marco si alzò. Con un movimento fluido, si posizionò tra le sue gambe e la penetrò profondamente.

Il cambio di sensazione—dalla lingua al suo membro duro—strappò a Elena un grido. Le mani si aggrapparono alle sue spalle, le unghie che affondavano nella pelle.

"Guardami," ordinò Marco, muovendosi dentro di lei con spinte profonde e controllate. "Voglio vedere i tuoi occhi mentre ti prendo."

Elena lo fissò, incapace di distogliere lo sguardo. Vedeva il desiderio nei suoi occhi scuri, la passione che bruciava con la stessa intensità che sentiva nel proprio corpo.

Le legature la tenevano esattamente dove lui la voleva—impossibilitata a chiudere le gambe, a controllare l'angolo o la profondità. Poteva solo ricevere, sentire ogni centimetro di lui che la riempiva completamente.

"Vieni ancora," sussurrò lui, il ritmo che aumentava. "Vieni con me."

E quando lo sentì contrarsi dentro di lei, quando lo sentì raggiungere il proprio climax con un gemito profondo, Elena lo seguì nell'abisso—un ultimo orgasmo che le strappò un urlo silenzioso, il corpo che tremava incontrollabilmente contro il tavolo di legno.

Rimasero immobili per lunghi istanti, entrambi senza fiato. Poi Marco si ritirò delicatamente e iniziò a sciogliere le legature.

Massaggiò le caviglie arrossate di Elena, baciando ogni segno lasciato dal filo. Poi la sollevò dal tavolo—le gambe non la reggevano—e la portò sul divano, avvolgendola in una coperta morbida.

"Sei stata incredibile," sussurrò contro i suoi capelli.

Elena tremava ancora, il corpo che registrava gli strascichi di tutto quel piacere. "Non ho mai... non sapevo di poter provare qualcosa di così..."

"**Intenso**?" suggerì lui.

"Totale," rispose lei. "Era come se ogni parte di me appartenesse a quel momento. A te."

Marco la guardò negli occhi, accarezzandole il viso con tenerezza. "Ogni giorno scopro qualcosa di nuovo su di te."

Elena sorrise debolmente. "Il cilicio..."

"Troppo?" chiese, una nota di preoccupazione nella voce.

"No." Il sorriso si allargò. "Voglio rifarlo. Ma la prossima volta... voglio che tu venga con me a pranzo. Voglio guardarti negli occhi in pubblico sapendo cosa indosso sotto i vestiti. Voglio che tu sappia quanto mi eccito pensando a te mentre fingi di parlare di lavoro."

"Solo per te," sussurrò lei, già immaginando i nuovi confini che avrebbero ancora da esplorare insieme.
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